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Boccioni sono trascorsi 140 anni

by Lara Franciosi

Umberto Boccioni nasce nel 1882 a Reggio Calabria, città in cui la famiglia Boccioni, originaria della Romagna, si trova per via del lavoro del padre, impiegato presso la prefettura. Segue il padre a Forlì, Genova, Padova, Catania, dove consegue il diploma all’istituto tecnico. Nel 1901, seguendo sempre il padre, giunge infine a Roma, dove inizia ad interessarsi al disegno.

L’arrivo nella capitale segna per il giovane Umberto un punto di svolta, inizia a lavorare come grafico e incontra il coetaneo Gino Severini. Entrambi trovano il proprio mentore nell’artista Giacomo Balla, la cui ricerca artistica è già da tempo orientata al divisionismo, le cui tematiche sono attente al mondo che cambia, un mondo in tumulto, fatto sempre più di scoperte scientifiche e rivoluzioni culturali.

Nella 1906 Boccioni si reca a Parigi, dove rimane affascinato dalla metropoli. Segue un viaggio in Russia, torna in Italia a Padova, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si laurea. Boccioni intraprende poi un altro viaggio, a Monaco, dove viene in contatto con nuove correnti pittoriche, derivate dall’evoluzione dell’Impressionismo e del Simbolismo.

Al ritorno dal suo ultimo viaggio in Europa, Boccioni si stabilisce infine nel 1907 a Milano, che è diventata una città estremamente dinamica e stimolante, per sperimentare varie tecniche innovative. A Milano Boccioni incontra Luigi Russolo e Carlo Carrà, e soprattutto conosce il poeta Filippo Tommaso Marinetti, autore nel 1909 del primo Manifesto del Futurismo.

L’idea di questa corrente nuova, rivoluzionaria, elaborata e propagandata da Marinetti in letteratura si estende, grazie a l’intuizione di Umberto Boccioni ed i suoi amici, anche nel campo della pittura. Nell’aprile del 1910 vede la luce il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista, a nome di Boccioni, Carrà , Russolo, Balla e Severini.

Il Futurismo è il primo movimento che elabora una concezione di arte come invenzione della mente e non di un talento creato in accademia, avvertendo la necessità di creare qualcosa di nuovo basato su una percezione della realtà concepita in maniera differente. Velocità, innovazione, dinamismo sono i pilastri fondanti di questo movimento che spazia dalla letteratura, all’arte e pretende di rompere gli schemi e tracciare una netta discontinuità col passato.

Strumenti nati in quell’epoca come la fotografia, erano oramai in grado di riprodurre in maniera precisa la realtà. Boccioni compie un passo in avanti e sceglie di rappresentare la realtà nelle sue sfaccettature, nei suoi meccanismi più intimi e non semplicemente come si presenta, comprendendo la dinamicità nelle sue raffigurazioni.

I giovani artisti proclamano la liberazione della pittura dalla forma e dal colore tradizionali e presentano la loro idea di dinamismo: “Il gesto per noi non sarà più un momento fermato, sarà decisamente la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente”.

Manifesto del suo pensiero sul dinamismo è una sua frase del 1911: «Verrà un tempo in cui il quadro non basterà più: la sua immobilità sarà un anacronismo nel movimento vertiginoso della vita umana».

La città che Sale, che viene esposto alla prima mostra dei pittori futuristi, organizzata a Milano nel 1911 presso il Padiglione d’Arte Libera è uno dei più famosi esempi di questo approccio. Frutto della rappresentazione di un avvenimento reale, nello specifico un cantiere alla periferia di Milano, rappresenta la presa di possesso da parte della città di spazi prima rurali e la occupazione delle altezze, attraverso la costruzione di edifici sviluppati in verticale. Boccioni propone inoltre in questo dipinto uno dei suoi principali obbiettivi di ricerca : la compenetrazione tra figura e sfondo che si genera dalla velocità.

Dopo Milano, Boccioni e i suoi colleghi espongono a Parigi, riscuotendo un grande successo. È qui che Boccioni, dopo aver elaborato e sperimentato i concetti di dinamismo e compenetrazione, si focalizza sulla simultaneità, terzo punto fondante della sua arte pittorica. Rendere nello stesso momento quello che è vicino e ciò che è lontano, quello che è passato con ciò che è presente, in una continua fusione di tempo e spazio, fino a proiettarsi nel futuro. Compendio massimo di questo approccio è la grande opera pittorica Materia, realizzata alla fine del 1912.

Passo successivo di questo artista in continuo fermento è la ricerca nel campo scultoreo. Boccioni, sempre seguendo la linea guida del dinamismo plastico, intende rinnovare l’arte fossilizzata della scultura e con questo intento sviluppa le caratteristiche “linee-forza” che tracciano le traiettorie di un oggetto in movimento nello spazio. Nasce così la celeberrima scultura in bronzo “Forme uniche della continuità dello spazio“ in cui è rappresentato un uomo impegnato in una corsa che suggerisce un avanzare eroico, con la indomita volontà di affrontare e appropriarsi del futuro. Boccioni rompe le regole del passato, utilizzando sinuose linee curve per la definizione di schiena, arti, e fasci muscolari con l’intento e di suggerire il moto, ulteriormente accentuato dall’alternarsi di superfici che riflettono la luce in maniere differenti. L’effetto della velocità è magnificamente reso da sagome che si allungano dai polpacci della figura, assumendo forme affusolate che palesano la fusione tra corpo e spazio.

In merito a questa scultura l’artista così espresse il suo obbiettivo : “Quello che noi vogliamo rappresentare è l’oggetto nel suo vissuto dinamico e dare la sintesi delle trasformazioni che l’oggetto subisce nei suoi due moti relativo ed assoluto. Noi vogliamo dare lo stile del movimento”.

La sua carriera artistica e la sua vita si interruppero bruscamente nell’agosto del 1912, a soli 34 anni, a seguito di una banale caduta da cavallo.

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