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Riflessioni – Quella “felice” intuizione di Paolo Truzzi di Poggio Rusco

by Tito Taddei

Alla fine Paolo Truzzi, ma anche tutti i presenti, non possono nascondere di essere molto soddisfatti per come si è svolto l’incontro. Non poteva essere così, se dopo quasi tre ore, le persone salivano ancora sul palco per raccontare il loro sogno o la loro utopia. Microfono aperto, senza limitazioni, con “partecipazione libera”,  per narrare e raccontarsi in un dialogo tra generazioni. Tutto ciò ieri sera all’Auditorium di Poggio Rusco. La scommessa era quella di far parlare tutti su quel sogno (o utopia a seconda delle interpretazioni) che vuol dire “essere giovani, avere vent’anni e con tanta voglia di fare”.

Assieme al promotore Paolo Truzzi (docente, in perenne dialogo/confronto con mio figlio così si è presentato) un nutrito gruppo di persone che aveva il compito di “sostenere” con i propri ricordi che cosa vuole dire essere giovani e quello che si è diventati, a distanza di alcuni decenni, senza nostalgia. Erano presenti Paolo Boldrini (Poggese doc, ex Direttore della Gazzetta di Mantova, poi de La Nuova Ferrara e ora del Corriere di Romagna), Christian Farsch (scrittore e conduttore radiofonico nella Repubblica Tedesca che si divide equamente tra Berlino e la nostra Ferrara), Walter Laddi (Docente a Mirandola, con pregressa esperienza amministrativa in una realtà comunale) ed infine due giovani solo da un punto di vista anagrafico: Mattia Agostinello e Jacopo Rossetti i loro nomi.

L’apertura della serata è stata per cosi dire “provocatoria”: i presenti hanno potuto ascoltare (non vedere) un brano simbolo per chi aveva vent’anni verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso come “21st Century Schizoid man” tratto dall’ albulm “In the Court of the Crimson King”. La musica, del genere rock progressivo di questa celebre band britannica, ha rappresentato per i giovani di quel decennio “  un simbolo  di appartenenza alla nuova generazione”. Tra gli intervenuti anche coloro, che circa un decennio dopo, “andavano allo Snoopy di Modena per farci dare le musicassette di dance music da Vasco Rossi”  fino ad approdare alle attuali sonorità di Fedez.

Cosa diversifica tutte queste realtà? Nulla apparentemente perchè la musica appare spesso come la “colonna portante” del considerarsi giovani. Una generazione, quella attuale, che ammette, rispetto ai decenni precedenti, di vivere nella paura, in una utopia che difficilmente può diventare “pazzia” nel senso buono del termine.

Un ragazzo (sono nato un paio di anni prima dell’inizio del Millennio) racconta della fatica di lasciare le nostre zone per poi giungere a Milano “dove non è nemmeno compreso nelle sue idee”. Altre due ragazze (siamo iscritte alle medie superiori) si domandano lecitamente : “Ci vogliamo diplomare, ma sappiamo già che quando finiremo dovremo fare subito un altro lavoro. Ha senso?”.

Per chi vive a Poggio Rusco una persona assai nota è quella che viene chiamato con il soprannome di “Guru” per la sua preparazione culturale. Nel suo intervento ricorda come alcuni decenni fa “a Poggio Rusco c’era l’Ospedale, la gente si incontrava lungo il vialone che dal centro porta alla stazione e i bambini giocavano sulla strada. Mi domando. E’ questo oggi il progresso se per curarci dobbiamo fare decine di chilometri e non ci incontriamo più?.”

Cala il sipario alla lunga e vissuta serata, ma resta intatto il bel titolo della manifestazione: “Dal sogno infranto degli anni ’70 alla realtà di oggi: un dialogo fra generazioni. Riflessioni fra guerra, degrado ambientale, disillusione politica e intelligenza artificiale”. (t.t.)

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