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Boom di truffe bancarie: Adiconsum “non accettate inviti a cliccare”

L'ultimo caso venerdi pomeriggio. Vittima un reggiano

by Tito Taddei

Adiconsum Emilia Centrali segnala un nuovo boom di frodi bancarie e invita tutti gli utenti a non accettare mai inviti a fornire i propri dati o a cliccare su link che potrebbero sembrare sicuri, ma servono a estorcere dati personali e codici.
«Abbiamo in carico più di 30 casi solo a Reggio Emilia, con importi sottratti fino a 20.000 euro» – racconta Massimo Rancati, referente della sede reggiana ed esperto della materia per l’associazione consumatori della Cisl.
E ciò che più preoccupa è che i metodi utilizzati dai truffatori sono sempre più sofisticati, tanto che chiunque può cadere nel tranello. La principale tecnica messa in atto è quella del phishing, cioè l’invio di un link che invita a comunicare dati riservati per risolvere fantomatici problemi dei servizi di home banking.
Inquietante l’ultimo caso di un reggiano: questa insidiosa truffa è stata perpetrata di venerdì pomeriggio (quando gli sportelli bancari, per effettuare eventuali verifiche, sono chiusi) e con l’avviso (falso) che il cliente rischiava di perdere i propri soldi, gli sono stati estorti i codici di accesso al conto corrente, è stato svuotato lo stesso, è stato resettato da remoto il cellulare.
Il problema è che non è più facile accorgersi, come era in passato, se si tratta o meno di una truffa, osserva Adiconsum. «Spesso l’unica differenza da una mail autentica della banca è un punto nell’indirizzo e quando il link arriva via sms sembra proprio parte della normale corrispondenza che tutti riceviamo dall’istituto di credito quando facciamo acquisti online» – prosegue Rancati – «Non solo: spesso al messaggio segue la chiamata di un falso operatore già a conoscenza di dati che, teoricamente, dovrebbe conoscere solo la banca».
Cosa deve fare, quindi, chi resta vittima di questa tipologia di truffe?
«Innanzitutto bloccare carte e conti violati, oltre a sporgere denuncia» – conclude Rancati – «A quel punto presentare reclamo e, se necessario, fare ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario». Secondo la giurisprudenza di quest’ultimo, infatti, in caso di utilizzo indebito di mezzi di pagamento e prelievi fraudolenti, il consumatore deve farsi carico soltanto di una perdita minima e comunque non superiore a 150 euro, salvo il caso di colpa grave: il resto ce lo mette la banca.

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