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Acer Modena: In crescita i casi di morosità nelle case popolari

by Tito Taddei

Riceviamo e pubblichiamo

L’allarme di Acer Modena nei giorni scorsi sull’aumento delle morosità tra gli inquilini delle case popolari non è altro che un piccolo spaccato di quanto sta accadendo in tutto il mercato degli affitti. La combinazione tra strascichi di una pandemia senza eguali nell’era moderna, ripresa degli sfratti, rialzo dei prezzi di beni energetici, prodotti alimentari e beni di prima necessità, l’incertezza per la guerra in Ucraina, la perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni, dimostra quanto la nostra società oggi sia in crisi.

Questo mentre il preoccupante e crescente dato inflattivo si è già riversato in primo luogo sui canoni delle locazioni di edilizia residenziale pubblica. Seguiti immediatamente dagli affitti privati, per tutti i contratti per i quali non è prevista o esercitata l’applicazione della cedolare secca, nonchè per le locazioni commerciali e artigianali.

Una situazione esplosiva sul piano sociale, come emerge dai più recenti dati Istat sulla povertà assoluta e la prevalenza di famiglie in affitto fra quelle povere (quasi il 50%). Per queste famiglie, alle già pesanti difficoltà dell’anno 2021, dove il 13,5% delle famiglie è risultato in arretrato con le utenze e il 16,3% in arretrato con l’affitto, si sommano i preoccupanti aumenti di costi per servizi e utenze.

Questa situazione coinvolge peraltro anche le famiglie che hanno casa di proprietà, con redditi medio bassi, che con l’attuale crisi vedono aumentare l’incidenza delle rate di mutuo e il peso insopportabile dei costi dei servizi condominiali e delle utenze.

Per questo, di fronte alla conferma dell’Istat di quanto il Sunia afferma da tempo in relazione alla divaricazione crescente tra redditi e costi dell’abitare, appare ancora più ingiustificabile la decisione del Governo di non rifinanziare il Fondo di sostegno all’affitto, una misura cardine della legge 431/1998 finalizzata ad aiutare e sostenere gli inquilini a basso reddito, dimostrando una colpevole sottovalutazione del disagio abitativo e di quanto questo possa accentuare tensioni sociali.

Tensioni sociali alle quali ad oggi, anche grazie al blocco temporaneo degli sfratti (previsto all’interno delle misure di contrasto agli effetti pandemici), si è riusciti a porre un argine, ma che se questa iniqua misura di soppressione del finanziamento non verrà rivista da questo Governo, rischiano di deflagrare.

Regioni e Comuni, in assenza di risorse stanziate dallo Stato, non saranno in grado di rispondere alle fasce sociali più deboli. Basti pensare che nel 2022 le domande per il contributo per l’affitto bandito dalla Regione Emilia Romagna, a parità di condizioni d’accesso rispetto all’anno precedente, sono incrementate di oltre il 50% schizzando a oltre 70.000 con la certezza di non poter esser tutte soddisfatte.

Tutto questo richiede misure immediate di sostegno alle famiglie.

Per questo il Sunia chiede al Governo un provvedimento con articolate misure che dovranno riguardare:
– 
un nuovo e corposo investimento per la realizzazione di nuovi alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica) mirando a rigenerazione e riqualificazione urbana per i nuovi insediamenti;

– immediato rifinanziamento del Fondo di sostegno all’affitto rendendo tale strumento strutturale;

– aiuti mirati a coprire gli incrementi delle utenze con interventi di carattere fiscale proporzionali al reddito;

– ulteriori risorse per sostenere il pagamento delle bollette energetiche per le fasce più deboli prevedendo al contempo maggiori rateizzazioni;

– un’adeguata imposizione sugli extra-profitti delle imprese energetiche prelevando maggiori risorse per finanziare il piano di aiuti;

– una revisione del meccanismo di determinazione del prezzo dell’energia elettrica oggi ancorato, ed è assurdo e incomprensibile, a quello del gas, provocando aumenti stratosferici.

Marcello Beccati, segretario sindacato inquilini Sunia Cgil Modena

 

 

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