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RIFLESSIONI. SE PER IL VERDE DI CASA E’ GIA’ AUTUNNO

by Tito Taddei

In questi ultimi giorni ho avuto il piacere di  leggere una serie di interventi di esperti  che, per una volta, puntano la loro attenzione sul verde quello che troviamo lungo le nostre vie, nei parchi che frequentiamo tutti i giorni o nei piccoli o grandi boschi che attraversiamo nelle nostre escursioni. Ovviamente, con l’occhio anche di un inesperto quale sono, tutto ciò ci porta a considerare che queste realtà si stanno mostrando alla nostra visione come fossimo agli inizi di una nuova stagione, con la caduta delle foglie largamente anticipata sui tempi naturali. Alberi con chiome spoglie o dimezzate. Siccità e prolungato innalzamento delle temperature, che da giugno a oggi non sono scese quasi mai sotto i 33 gradi, sono le cause che hanno indotto lo stress climatico nelle persone come pure negli alberi, portandoli al comportamento fuori stagione.  Rispetto al 2003, quando ci fu un anno assai avaro nelle piogge, oggi si assiste ad una preoccupante combinazione di più fattori: siccità diffusa, temperature elevate, aridità dei terreni e il fattore tempo prolungato. Un botanico, in una intevista ad un quotidiano, “ricorda che gli alberi non possono “sudare”, ma vantano una straordinaria biologia, respirano e producono cibo per sé e gli altri. Per fare questo però, in casi di anomalia climatica come questi, adottano tecniche di sopravvivenza come la perdita delle foglie per evitare l’eccesso di evaporazione e quindi di disidratazione. Particolarmente sensibili sono le latifoglie, cioè quelli a foglia larga come frassini, querce e aceri”. Nei programmi del governo dimissionario Draghi e in alcune forze politiche esiste la ferma volontà di piantumare il nostro Paese con milioni di alberi. Splendida proposta visto che lo stesso botanico ricorda che “ questa anomalia ci porterà presto, anche nella primavera prossima, ad assistere a un’altissima moria di piante”. Non solo per le temperature elevate perchè a complicare le cose si registra un abbassamento delle falde acquifere senza precedenti. Se è vero – ricorda nella intervista – che le radici sono il vero cervello arboreo, immaginatevi un cervello umano cui non arrivi più ossigeno. L’inevitabile conseguenza è l’ictus, se non la morte».

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