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Iniziative, attività e mostre temporanee – MUSEI CIVICI BOLOGNA

by redazione

Bologna, 28 luglio 2022 – Ogni settimana i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calenda-
rio di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più

immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti

ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente spe-
cialistici.

IN EVIDENZA
martedì 2 agosto
ore 21: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
Nell’ambito della rassegna “(s)Nodi: festival di musiche inconsuete” e di Bologna Estate
“Quartetto Loco”
Con Oscar Antolì, clarinetto, clarinetto basso, kaval, voce; Simone Bottasso, organetto; Nicolò
Bottasso, violino, violino baritono, tromba; Bo Wiget, violoncello, voce.
Costruire ponti tra la musica e gli stili dei loro paesi di provenienza con quelli di altre tradizioni

è nel loro DNA. I fratelli Simone e Nicolò Bottasso attingono dalla tradizione popolare piemon-
tese così come dal jazz e dal pop sperimentale. Oscar Antolì contamina la musica catalana con

quella di tutto il Mediterraneo. Lo svizzero Bo Wiget ama lo spazio sonoro alpino ma è ugual-
mente a suo agio nella musica barocca. Il tutto combinato con ulteriori elementi orientali, ara-
bi, indiani, africani, che danno alla loro musica un sapore davvero globale.

L’ingresso è consentito fino ad esaurimento posti.
È possibile acquistare i biglietti in prevendita:
– presso il bookshop del Museo della Musica in orario di apertura
– sul sito www.museibologna.it/musica oppure direttamente sulla piattaforma https://ticket.-
midaticket.it/rassegnasnodi/Events con una maggiorazione di € 1,00
I biglietti acquistati non sono rimborsabili.
Ingresso: € 10,00 / € 8,00 (studenti universitari con tesserino, minori di 18 anni, possessori Card
Cultura)
Info: www.museibologna.it/musica

GLI ALTRI APPUNTAMENTI

venerdì 29 luglio
ore 21.15: Cimitero della Certosa – via della Certosa 18
Nell’ambito della rassegna “Certosa di Bologna. Calendario estivo” e di Bologna Estate
“Notturno bolognese… un custode, un cantastorie e un umarell”

Storie, canzoni e strani personaggi in una calda notte bolognese alla Certosa. Un custode, insof-
ferente ai turni notturni, dà inizio allo spettacolo parlando delle vicissitudini del suo lavoro e

finisce poi per raccontare curiosità su personaggi storici e artisti legati a Bologna. Un cantasto-
rie, rimasto chiuso nella Certosa con la sua chitarra, si lascia ispirare da questi personaggi e

propone al pubblico le sue “cante” in italiano e dialetto bolognese. Un umarell, persosi nella
Certosa, ne approfitta per condividere col pubblico problematiche legate alla terza età: dal
cantiere alla bocciofila. Con Gian Piero Sterpi, attore comico e cabarettista; Fausto Carpani,
cantore della Bologna di ieri e di oggi premiato con il Nettuno d’oro.
A cura di Gruppo teatrale Più o Meno.
Ritrovo presso l’ingresso principale (cortile chiesa), via della Certosa 18.
Prenotazione obbligatoria a alessiadepasquale@hotmail.it oppure al 349 3054496.
Ingresso: € 13,00 (per ogni ingresso pagante due euro saranno devoluti alla valorizzazione della
Certosa)
Info: www.museibologna.it/risorgimento
martedì 2 agosto
ore 20 e ore 21.30: Cimitero della Certosa – via della Certosa 18
Nell’ambito della rassegna “Certosa di Bologna. Calendario estivo” e di Bologna Estate
“Bologna – la donna, la saggia, l’artista, la strega”
Artiste, letterate, scienziate, streghe… hanno tutte in comune due cose: sono donne e sono di

Bologna! Il percorso teatrale si snoda fra le vite di queste personalità femminili, dalla fondazio-
ne di Bologna con la leggenda di Aposa, passando da Properzia de Rossi, Bitisia Gozzadini,

“L’enormissima strega” Budrioli, le cere anatomiche della Manzolini, giungendo all’Ottocento.
Un viaggio che ripercorre la nascita e il volto di Bologna, tramite le sue Dotte, Sagge, Artiste e
Streghe!
Percorso teatrale a cura di Teatro Circolare.
Ritrovo presso l’ingresso principale (cortile chiesa), via della Certosa 18.
Prenotazione obbligatoria a teatrocircolare17@gmail.com.
Ingresso: € 10,00 (per ogni ingresso pagante due euro saranno devoluti alla valorizzazione della
Certosa)
Info: www.museibologna.it/risorgimento
mercoledì 3 agosto
ore 20.30: Cimitero della Certosa – via della Certosa 18
Nell’ambito della rassegna “Certosa di Bologna. Calendario estivo” e di Bologna Estate
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“Splendido Ottocento: il secolo elegante”

L’Ottocento fu un secolo di raffinatezze: la cultura classica diede vita a sculture di grande bel-
lezza ed eleganza mentre i salotti si riempivano di donne colte, alla moda, animatrici di brillan-
ti conversazioni e protagoniste del nostro Risorgimento. Racconteremo questo secolo tra bocco-
li inanellati, abiti vaporosi e gossip gustosi passeggiando nel cimitero ora Patrimonio dell’Umani-
tà UNESCO.

Visita guidata a cura di Mirarte in collaborazione con i figuranti in costume di 8cento APS.
Ritrovo presso l’ingresso principale (cortile chiesa), via della Certosa 18.
Prenotazione obbligatoria sul sito www.mirartecoop.it.
Ingresso: € 13,00 (per ogni ingresso pagante due euro saranno devoluti alla valorizzazione della
Certosa)
Info: www.museibologna.it/risorgimento

MOSTRE IN CORSO
Collezioni Comunali d’Arte, Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore 6
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2022

“La memoria del futuro. Mario Ramous un intellettuale a Bologna, dal dopoguerra agli anni No-
vanta”, fino al 4 settembre 2022

Poeta, latinista, italianista, critico d’arte e direttore editoriale: sono solo alcune delle forme e
attività culturali che hanno contraddistinto la figura intellettuale di Mario Ramous (Milano, 18
maggio 1924 – Bologna, 8 luglio 1999) e che per la prima volta sono mostrate al pubblico nella
mostra, organizzata dal Centro Studi Mario Ramous con la collaborazione di Scripta Maneant
Editore.

Il percorso espositivo, curato da Maura Pozzati e Michele Ramous Fabj e allestito in sei sale del-
le Collezioni Comunali d’Arte, si snoda in una continua scoperta di inediti, interessi poliedrici e

instancabile ricerca di “perfezione” di Mario Ramous.
La mostra espone alcune opere d’arte di pregio appartenenti alla collezione personale di Mario
Ramous, tra cui un disegno di Giorgio Morandi del 1915 dal titolo “Piatti”, segno dell’amore che
il poeta e scrittore d’arte aveva per il pittore bolognese, tanto da dedicargli uno dei suoi testi

d’arte più bello e intenso, il saggio “I disegni di Giorgio Morandi” (1949); il grande olio “Omag-
gio a Carpaccio” di Concetto Pozzati (1964); una tecnica mista di Rodolfo Aricò del 1965, “For-
ma e campionario”, quale testimonianza del loro sodalizio intellettuale e del comune «amore

nei confronti della grande tradizione classica che si ribalta poi nel contemporaneo»; un olio su
tela di Sergio Romiti del 1949, altra opera simbolo del «rapporto profondo tra due uomini di
acuta sensibilità»; un mobile bar con disegno di Pirro Cuniberti a testimoniare la loro amicizia;

le lastre di stampa originali delle opere di Giorgio Morandi e Marino Marini, pubblicate rispetti-
vamente in “I disegni di Giorgio Morandi” (1949) e “La memoria, il messaggio” (1951).

Manoscritti di poesie e traduzioni, poesie visive, disegni pubblicitari inediti, spartiti musicali,
articoli di critica e rari volumi degli anni Sessanta e Settanta documentano i molteplici i lin –
guaggi, le contaminazioni e gli incontri amicali che Ramous intrattenne con grandi nomi del
’900, tra cui Pietro Bonfiglioli, Pirro Cuniberti, Francesco Flora, Marino Marini, Giorgio Morandi,
Concetto Pozzati, Sergio Romiti, Gianni Scalia, Emilio Scanavino, Mario Sironi, Adriano Spatola.
La mostra è promossa da Centro Studi Mario Ramous in collaborazione con Archivio Concetto
Pozzati, Casa Carducci | Biblioteche di Bologna, Musei Civici d’Arte Antica e Scripta Maneant.
Media partner la Repubblica.
Info: www.museibologna.it/arteantica – www.artcity.bologna.it

Museo Medievale – via Manzoni 4
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2022
“Jacopo Valentini. Concerning Dante – Autonomous cell”, fino al 18 settembre 2022
La mostra, a cura di Carlo Sala, è un progetto fotografico legato all’immaginario dantesco che

ripercorre lungo l’Italia i viaggi reali compiuti dal poeta e quelli letterari attraverso il suo capo-
lavoro, la Divina Commedia. Le opere dell’autore sono esposte lungo i tre piani della collezione

permanente del museo, creando così un dialogo formale e ideale che in alcuni passaggi si fa

particolarmente eloquente, come con la colossale statua realizzata da Manno di Bandino che ri-
trae papa Bonifacio VIII, personaggio centrale nei rivolgimenti politici fiorentini che provocaro-
no l’esilio del poeta.

La ricerca si snoda attorno a tre luoghi simbolici, che sono interpretati come i varchi che con-
ducono rispettivamente a Inferno, Purgatorio e Paradiso, dei veri e propri punti di contatto tra

la narrazione della Commedia e la realtà del territorio italiano.
Il primo, le bocche vulcaniche dei Campi Flegrei, era per gli antichi romani l’antro di Caronte,

il traghettatore delle anime dei morti al di là del fiume dell’Ade, e Virgilio nell’Eneide vi collo-
ca la discesa agli inferi. La Pietra di Bismantova è ritratta dall’artista a simboleggiare il Purga-
torio, seguendo un esplicito richiamo del testo nel IV Canto. Il delta del Po è invece la figura-
zione del Paradiso: un luogo che non presenta un legame filologico con il libro, ma è stato adot-
tato come un pretesto visivo capace di evocare le suggestioni del poema mediante il suo carat-
teristico paesaggio sospeso e atemporale.

Uno degli aspetti preminenti che la ricerca di Valentini vuole far emergere sul rapporto tra te-
sto letterario e paesaggio è come l’influenza del primo verso quest’ultimo sia stata tale da con-
dizionare la percezione dei luoghi. A contribuire a questo processo è stata l’ampia mole di figu-
razioni del testo che si sono succedute nei secoli, a cui il fotografo si è approcciato ritraendo

con la tecnica dello still life alcuni lavori di Federico Zuccari, Alberto Martini e Robert Rau-
schenberg. Ogni opera autoriale fotografata da Valentini è una ‘cellula’ di quel complesso uni-
verso visivo in perenne mutazione, che forma l’immaginario dantesco e che appare come una

cartina tornasole dell’evoluzione della società e del suo rapporto con aspetti cruciali quali la
morale, la religione e il potere.

La prima opera riletta visivamente da Valentini nella sua ricerca è il “Dante Istoriato” di Federi-
co Zuccari (1539-1609), che nella seconda metà del Cinquecento realizzò una sorta di libro

d’artista, dove le immagini diventano il centro della narrazione. La gamma cromatica adottata
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dal pittore in ogni cantica ne accentua il pathos visivo, come emerge nelle tavole dell’Inferno
realizzate a matita. Nella sequenza iconografica del libro, Valentini colloca i disegni dell’artista
urbinate tra le vedute laviche di Lanzarote e i fumi delle solfatare dei Campi Flegrei, creando
una analogia visiva tra finzione e realtà.
Il secondo contributo è quello di Alberto Martini (1876-1954), artista che ha sempre mantenuto
un rapporto molto intenso con la Commedia. L’occasione fu il celebre concorso del 1900 per

l’edizione Alinari, snodo cruciale per la figurazione del poema dantesco perché aprì a una plu-
ralità di declinazioni autoriali moderne con il solo vincolo della riproducibilità tecnica (non a

caso era promosso dalla ditta della celebre dinastia di fotografi), agendo così da elemento ca-
pace di proiettare ulteriormente il testo nella cultura di massa. Valentini ha lavorato alla Pina-
coteca Martini di Oderzo, dove è conservato un corpus di 298 opere a tema dantesco realizzate

dall’artista, la cui cifra stilistica si colloca tra simbolismo e surrealismo.
La terza presenza autoriale è quella dell’artista statunitense Robert Rauschenberg (1925-2008)

che sul finire degli anni Cinquanta perfezionò la tecnica del “transfer a solvente” lavorando sul-
le immagini fotografiche delle riviste del tempo, poi riprese a matita e acquerello. Nella tavola

“Malebolge”, “transfer drawing” dedicato all’ottavo cerchio dell’Inferno, gli atleti che campeg-
giavano sulle pagine di “Sports Illustrated” diventano personaggi della Commedia: Virgilio ha le

fattezze di un tennista, mentre i giganti sono tre lottatori sul podio. Illustrando la Commedia,

Rauschenberg coglie il pretesto per parlare dell’attualità e, innestando sul poema temi di natu-
ra politica e sociale (tra i suoi personaggi figurano anche John Kennedy e Richard Nixon), sotto-
linea l’universalità del poema dantesco.

Tra le varie nature morte realizzate da Valentini spicca anche la fotografia che ritrae la prima

edizione de “La Divina Mimesis” di Pasolini, un tentativo incompiuto di riscrittura della Comme-
dia uscito postumo nel 1975, che all’interno della mostra è una sorta di omaggio al grande scrit-
tore di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita.

La mostra è promossa in collaborazione con Musei Civici d’Arte Antica, FMAV Fondazione Mode-
na Arti Visive, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero della

Cultura con il supporto di Galleria Antonio Verolino (Modena), Podbielski Contemporary (Mila-
no).

Info: www.museibologna.it/arteantica – www.artcity.bologna.it

“Vetri dal Rinascimento all’Ottocento. La donazione Cappagli Serretti per i Musei Civici d’Arte
Antica di Bologna”, fino al 25 settembre 2022

La mostra, promossa dai Musei Civici d’Arte Antica di Bologna in collaborazione con la Fondazio-
ne Musei Civici di Venezia e curata da Mark Gregory D’Apuzzo, Massimo Medica e Mauro Stocco,

intende celebrare la donazione della preziosa raccolta di vetri collezionata da Bruno Cappagli e
Liana Serretti.
L’esposizione consente di ammirare per la prima volta l’intera inedita collezione acquisita nel
2020 dal Comune di Bologna, grazie al gesto di cospicua generosità voluto dalla signora Liana

Serretti, toscana di origine e bolognese di adozione, quale segno di ringraziamento e ricono-
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scenza verso la città che ha accolto e ospitato la sua famiglia.

Viene così assicurato alla fruizione e alla valorizzazione pubblica un nucleo collezionistico com-
posto da 117 vetri – per oltre 150 pezzi tra manufatti singoli, coppie e servizi – databili dal XVI

al XIX secolo che incrementa il già cospicuo patrimonio permanente di vetri dei Musei Civici

d’Arte Antica, integrandone e implentandone la varietà di manufatti per tipologie e provenien-
ze geografiche.

Nelle sedi del Museo Civico Medievale e del Museo Davia Bargellini sono infatti conservate ric-
che raccolte in cui spiccano alcuni capolavori dell’arte vetraria, tra cui il rarissimo calice blu

decorato a smalto e dorature con l’”Adorazione dei Magi”, considerato uno dei vetri più antichi
e preziosi del Rinascimento italiano e attribuito alla mano del muranese Angelo Barovier (1405-
1460), celebre inventore del vetro cristallino simile al cristallo di rocca.
La collezione Cappagli Serretti si distingue per l’altissimo pregio non solo per il considerevole
numero di oggetti e per la loro indubbia qualità artistica, frutto di un preciso e raffinato gusto

estetico, ma anche e soprattutto per il fatto che essa consente un’ampia ed esaustiva panora-
mica su tutte le principali manifatture europee dal Seicento all’Ottocento, di cui è possibile ap-
prezzare le più interessanti evoluzioni negli indirizzi formali e stilistici. La mostra allarga infatti

lo sguardo ben oltre gli orizzonti italiani per conoscere, ad esempio, il mondo vetrario anglosas-
sone e spagnolo del Settecento, documentati rispettivamente dai calici decorati a spirali di lat-
timo e dai motivi decorativi di matrice islamica dalla brillante tavolozza cromatica, o la colora-
ta produzione boema del periodo Biedermeier, con la vasta produzione di vetri smaltati e incisi.

Info: www.museibologna.it/arteantica

Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2022
“Davide D’Elia. FRESCO”, fino al 25 settembre 2022

NOS Visual Arts Production presenta “FRESCO”, la prima mostra personale di Davide D’Elia a Bo-
logna, a cura di Elisa Del Prete e in collaborazione con Musei Civici d’Arte Antica.

L’intervento è pensato in dialogo con la collezione del museo e i peculiari criteri museografici
che ne dettano il percorso espositivo all’interno del palazzo seicentesco dove è situato.
La mostra si compone di otto quadri in plexiglas del ciclo “FRESCO” realizzati nel corso di un
precedente intervento site specific operato da D’Elia nel 2018 sugli affreschi del Salone delle
Feste del Palazzo Atti-Pensi di Todi, che a Bologna vengono allestiti in relazione ai dipinti e alle

sculture commissionate dal mecenatismo dei Bargellini, tra le famiglie bolognesi che ricopriro-
no importanti cariche nel Senato cittadino.

Da tempo l’artista indaga la relazione tra passato e presente, storia dell’arte e arte contempo-
ranea, pittura accademica e “gesto” pittorico, in un percorso che mette al centro un ripensa-
mento su forma e colore in chiave attuale. Per realizzare il ciclo “FRESCO” a Todi, l’artista non

è intervenuto direttamente sugli affreschi ma vi ha apposto delle strutture in plexiglas apposi-
tamente progettate. Ciò gli consente di stendere campiture di pittura “iris blue” celando tal-
volta gli elementi organici del paesaggio, talvolta le architetture nell’intento di far emergere la

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costruzione dei dipinti degli affreschi sottostanti. Una volta rimossi dagli affreschi, gli otto qua-
dri sono diventati pitture astratte – o “assolute”, come le definisce l’artista – su cui si è conser-
vata la traccia dell’indagine compositiva creando un discorso tra “pittura assente” e “pittura

presente”.
La mostra a Bologna è completata da due nuovi interventi site specific, “Zero” e “Zero1”, su
due dipinti della collezione del museo entrambi dal titolo “Paesaggio con figure” di Vincenzo

Martinelli (fine sec. XVIII) esposte nella Sala 1. “Zero” e “Zero1”, nel momento in cui lasceran-
no il luogo originario del museo Davia Bargellini per essere esposti altrove, attiveranno a loro

volta un processo di traslazione portandosi dietro il contesto primario.
‘Atti’ dello stesso componimento poetico, le opere di “FRESCO” costruiscono nel tempo e nello
spazio un dialogo tra luoghi geograficamente distanti tramite un’azione di sovrapposizione in
cui la storia e l’identità di ognuno si stratificano sul tassello successivo.
Proprio in tale ottica la visita propone un’esperienza di Realtà Virtuale (realizzata da Filippo

Pagotto/EL CA BO), tramite cui il visitatore si fa testimone della simultaneità dell’opera ricon-
giungendo il ciclo alla sua fonte originaria.

Info: www.museibologna.it/arteantica – www.artcity.bologna.it

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2022
“NO, NEON, NO CRY”, fino al 4 ottobre 2022
La Project Room del MAMbo torna a giocare il suo ruolo di contenitore tematico che accoglie,

ricostruisce, racconta e valorizza le esperienze artistiche del territorio bolognese ed emiliano-
romagnolo.

La mostra “NO, NEON, NO CRY”, a cura di Gino Gianuizzi, tenta una narrazione della comples-
sa, sfaccettata, “disordinata” storia della galleria neon.

Nata nel 1981 senza un programma, senza strategia, senza budget e senza obiettivi predetermi-
nati, neon è stata un laboratorio permanente, una comunità per artisti, critici e curatori e un

luogo di formazione per tutte le persone che vi hanno collaborato. Dal suo archivio risultano ol-
tre trecento mostre all’attivo, alle quali si sono aggiunte nel tempo numerosissime attività col-
laterali, collaborazioni e iniziative esterne.

Questa immensa mole di materiali ha posto una sfida al curatore, da sempre anima della galle-
ria: come approcciarsi alla magmatica attività ultra quarantennale di neon per raccontarla at-
traverso una mostra, senza limitarsi al progetto strettamente documentale o, all’opposto, ten-
tare un impossibile “best of” degli artisti e delle opere che vi hanno trovato accoglienza.

La risposta di Gino Gianuizzi è il ricorso alla formula della wunderkammer: lo spazio della Pro-
ject Room viene abitato da opere in proliferazione, da un accumulo visivo in cui inoltrarsi con

circospezione tentando di decifrare i singoli lavori e di ricondurli agli artisti. Una sorta di orga –

nismo complesso, una comunità che continua a dialogare, discutere, mettere in dubbio e a raf-
forzarsi nella contaminazione.

Sebbene sia volutamente escluso l’approccio sistematico e ancor di più il percorso cronologico,
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in mostra sono rintracciabili testimonianze dei diversi momenti che neon ha vissuto nel tempo,
dagli inizi della sua attività – nel clima della Bologna post ’77 – ad oggi.

2NO, NEON, NO CRY” include lavori di 52 artiste e artisti, a testimoniare la ricchezza di relazio-
ni costruite nel tempo da neon.

Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

Nell’ambito di Bologna Estate
“Sean Scully. A Wound in a Dance with Love”, fino al 9 ottobre 2022
L’esposizione, a cura di Lorenzo Balbi con main partner la Kerlin Gallery di Dublino, è basata
sulla mostra “Sean Scully: Passenger – A Retrospective”, curata da Dávid Fehér e organizzata dal
Museum of Fine Arts – Hungarian National Gallery di Budapest (14 ottobre 2020 – 30 maggio
2021), successivamente ospitata al Benaki Museum di Atene, e arriva a Bologna in una versione

rinnovata e pensata per il MAMbo. L’artista è nuovamente protagonista di una personale a Bolo-
gna dopo 26 anni: nel 1996 fu proprio la Galleria d’Arte Moderna, da cui discende il MAMbo,a

dedicargli una mostra nella sede di Villa delle Rose.

Nell’arte di Scully confluiscono in eguale misura tanto un’estesa conoscenza delle opere di mae-
stri antichi e contemporanei quanto una singolare sensibilità nel trarre suggestioni visive ed

emozionali da dati di realtà. La mostra bolognese, con 68 lavori esposti (dipinti a olio, acrilici,
acquerelli, disegni e una scultura monumentale), intende evidenziare la dialettica costante fra
queste due componenti fondamentali del lavoro dell’artista, ripercorrendo una vicenda creativa
lunga oltre cinquant’anni.
Dalle prime sperimentazioni figurative degli anni ’60 e le opere minimaliste degli anni ’70 fino
al lavoro attuale, “A Wound in a Dance with Love” documenta i più importanti sviluppi di una
pratica sempre coerente con i propri presupposti eppure capace di variare significativamente

nel corso del tempo, in relazione a esperienze emotive ed evoluzioni esistenziali come ad affet-
ti e lutti.

Info: www.mambo-bologna.org

Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123

“Moto bolognesi degli anni 1950-1960. La motocicletta incontra l’automobile”, fino al 16 otto-
bre 2022

Il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna presenta all’interno del proprio percorso espositi-
vo la mostra “Moto bolognesi degli anni 1950-1960. La motocicletta incontra l’automobile”,

realizzata grazie al contributo dell’Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale e
della Fondazione Aldini Valeriani.
Dai primi anni Duemila il progetto ‘Moto bolognesi’ costituisce uno dei principali ambiti verso cui
si è indirizzata l’attività di ricerca del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, istituzione

culturale votata allo studio, alla documentazione e alla divulgazione della storia economico-
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industriale della città e del suo territorio, attraverso la ricostruzione delle vicende succedutesi

dall’affermarsi dell’industria serica nel XV secolo fino all’odierno distretto meccanico della mo-
toristica e dell’automazione protagonista su scala mondiale.

A partire dalle collezioni permanenti del museo, dove sono presenti esemplari di motocicli, mo-
tori e componenti di alcune aziende locali che ebbero un ruolo di primo piano nel settore moto-
ristico, il progetto è nato con l’obiettivo di realizzare una puntuale e completa ricognizione

dell’industria motociclistica in area bolognese – terra di motori per eccellenza – dalla nascita

negli anni Venti del Novecento fino allo sviluppo raggiunto intorno alla metà del secolo, conte-
stualizzandone gli scenari di evoluzione tecnica, produttiva e aziendale.

Il nuovo, settimo, capitolo, che costituisce idealmente anche la conclusione di questo lungo
percorso di approfondimento, propone, accanto a una selezione di 32 motociclette realizzate

dai più importanti marchi del decennio, filmati provenienti dall’Istituto Luce e immagini d’epo-
ca.

Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Museo Morandi – via Don Minzoni 14
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2022
“RE-COLLECTING. Morandi racconta. Il segno inciso: tratteggi e chiaroscuri”, fino al 23 ottobre
2022

Il Museo Morandi, dopo le rassegne dedicate ai Fiori e alle Nature morte, propone “Morandi rac-
conta. Il segno inciso: tratteggi e chiaroscuri” a cura di Lorenza Selleri, dedicata al tema

dell’Incisione.
Partendo dalla domanda ricorrente “Che cos’è un’acquaforte?”, il museo cerca di rispondere

attraverso il terzo un focus incentrato su questa tecnica, di cui Morandi è stato maestro. Mae-
stro in senso stretto, dal momento che dal 1930 diventa docente di Tecnica dell’Incisione

all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ma anche in senso lato, dati il suo rigore e la sua straor-
dinaria capacità tecnica.

Il percorso espositivo si apre con una natura morta cubofuturista, tratta dalla prima e unica la-
stra incisa all’acquaforte nel 1915 (V.inc.3), e si conclude con un esemplare dell’ultima e unica

natura morta che Morandi realizzò nel 1961 (V.inc.131).
Sette delle quattordici acqueforti esposte entrarono a far parte del patrimonio del Comune di
Bologna nel 1961, quando Morandi le donò, conservando l’anonimato, in occasione del riordino
delle raccolte della Galleria d’Arte Moderna allora ubicata presso Villa delle Rose.

Alcuni fogli appartenenti a collezioni private completano l’esposizione. Si tratta di opere con-
cesse in comodato gratuito al museo in tempi più o meno recenti, come ad esempio I Pioppi e la

Grande natura morta con la lampada a petrolio del 1930 (V.inc.76 e 75) e la già citata natura

morta del 1961, appartenuta a Luciano Pavarotti. A queste si aggiunge la stampa della sola la-
stra, ad oggi nota, che Morandi incise con la tecnica della ceramolle.

Alcune vetrine permettono al pubblico di avere accesso a documenti che gettano luce sulla de-
dizione di Morandi verso la tecnica oggetto del focus espositivo e sui suoi lunghi anni di insegna-
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mento. Tra questi spiccano le lettere dell’artista all’amico Mino Maccari e quelle di Carlo Alber-
to Petrucci, Direttore della Calcografia Nazionale di Roma a Morandi, oppure i registri, le note

di qualifica e le relazioni provenienti dall’Archivio Storico Accademia di Belle Arti di Bologna.
Info: www.mambo-bologna.org/museomorandi – www.artcity.bologna.it

Fanno parte del Settore Musei Civici Bologna: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Mu-
seo Morandi e Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Civico Archeologico, Museo

Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia

Bargellini, Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”, Museo del Patrimonio Indu-
striale, Museo e Biblioteca del Risorgimento, Museo internazionale e biblioteca della musica di

Bologna, oltreché lo spazio espositivo di Villa delle Rose.

INDIRIZZI E RECAPITI
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi
via Don Minzoni 14
tel. 051 6496611
aperto martedì e mercoledì ore 14-19; giovedì ore 14-20; venerdì, sabato, domenica

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