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la Luminara di Pisa

Non è una notte bianca qualunque

by Roberto Comanducci
Luminara di Pisa

Che mondo sarebbe senza le nostre tradizioni che ci ricordano il nostro passato, se non ci fossero verremmo travolti dalle tecnologie, da nuovi costumi provenienti da paesi esteri e noi ? Puf eccoci trasformati in popolo senza identità , quella identità che ci hanno reso una nazione invidiata da tutti.

Questo preambolo per parlare della luci delle tradizioni e una di questa è la Luminara.

Si tratta di momenti di magie in cui la città si illumina di lampade ad olio che celebrano il corpo di Ranieri degli scaccieri, patrono della città

Nata come illuminazione delle finestre di case, per il passaggio dei cortei o processioni, la Luminara, seguendo le il tempo, andò configurandosi, nel Settecento, come libera architettura luminosa applicata agli edifici, , inventando forme bizzarre che trasformavano la città, e specialmente il Lungarno, in uno scenario teatrale di effetto fantasmagorico. In alcuni edifici l’illuminazione continuava comunque ad avere la funzione di sottolineare le strutture esistenti. Ogni anno circa 100 000 lumini vengono posti su telai in legno (detti biancheria) che vanno a disegnare le forme architettoniche di chiese, palazzi e torri dei lungarni. Tale tipo di decorazione, una volta molto comune, si trova ormai usuale solo a Lucca, per l’Esaltazione della Santa Croce, e a Pisa. Unica eccezione rispetto a questo scenario è la Torre di Pisa, illuminata altrettanto arcaicamente con padelle ad olio, collocate anche sulle merlature delle mura urbane, nel tratto che racchiude la piazza del Duomo. L’attività richiede un centinaio di addetti per essere preparata.

Vengono usati lumi che fiamma molto luminosa e resistente al vento. Per molti anni sono stati usati dentro bicchieri di vetro.

Dopo l’accensione vengono deposti nell’Arno ed affidati alla corrente i lumi galleggianti, che con lo spegnimento dell’illuminazione pubblica e privata, offrono un’atmosfera suggestiva.

Per il prossimo 16 giugno l’assessore Filippo Bedini ha 2 sogni che racconta“Il primo è realizzabile. Nel senso che dipende dall’impegno dell’amministrazione comunale. E’ un progetto che la pandemia ci ha costretto a posticipare e che metteremo a punto se saremo confermati alla guida della città. Si tratta del prolungamento della Luminara in via Santa Maria e piazza del Duomo, rievocando proprio la traslazione del corpo di San Ranieri”. –  Poi continua – Non dipende da me, da noi, ma è qualcosa a cui tengo molto: mettere un argine a quella deriva che non solo snatura una festa che ha radici antiche e un’origine religiosa, ma che non rende la manifestazione fruibile per tutti. Dalle famiglie ai pisani con qualche anno in più. Il nostro è un auspicio sul quale cerchiamo di lavorare. Va in questo senso, per esempio, la scelta di delocalizzare un numero importante di banchi nel tratto dal Ponte Solferino al Ponte della Fortezza. Una decisione che valorizza l’illuminazione con i lumini e libera tratti congestionati, lasciando spazio alle persone e ai mezzi di soccorso”.

Tutto ciò si lega a una delle direttrici dichiarate del lavoro intorno alle tradizioni. Il recupero del significato religioso.

“Certamente. Il mio desiderio è sempre stato quello di ripristinare il passaggio della Pala di San Ranieri in Arno, riportando i fuochi alla Cittadella, come in passato. La sicurezza non lo permette. Abbiamo quindi cercato di rendere evidente questo aspetto attraverso eventi collaterali e altri segni con l’obiettivo di ricordare a tutti che non si tratta di una notte bianca qualunque”.

E noi ci auguriamo che luce sia…

luminara pisa
Assessore Filippo Bedini
Pisa Luminara
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